Maurizio Setti

Biografia

Nato a Castelfranco Emilia (Mo) nel 1950, Maurizio Setti vive a Carpi dal 1980 .

La sua prima tecnica è stata il collage che per quasi 20 anni elabora e reinventa, dal figurativo all’astratto, fino alla scultura (sedia d’artista).

Dal 2000 “rientra” nel figurativo e la tecnica è mista. Riprende la matita, il pastello, riprende la tempera.

Dal 2003 al 2016 si occupa di chiese romaniche sul territorio, che così diventano “Le Dimore della Luce”. I territori sono l’Appennino modenese, la Valpolicella, che diventano anche libri che accompagnano queste mostre a carattere itinerante. 

E poi, la città di Lucca, ricchissima di romanico.

Nel 2015 nel 9° centenario della morte di Matilde di Canossa, saranno 13 le mostre itineranti e un libro a ricordare i luoghi nella “bassa mantovana” della Grancontessa.

Da un paio d’anni il tema dei suoi quadri è la musica, gli strumenti musicali, il suono, i musicisti e la loro atmosfera, a dare vivacità alla sua pittura. Espone dal 1979.

A tutto il 2018 ha allestito 45 personali e partecipato a oltre 160 tra collettive e concorsi.

Critica di Michele Fuoco (2013)

E’ pittura di disciplina formale quella che Setti esprime, da un decennio, nelle opere legate al Romanico, quando nel 2003, scoprì questo “mondo” di cattedrali e pievi romaniche, che ribattezzò “Le Dimore della Luce” e che per più di dieci anni porterà l’artista a raccontare territori specifici (Appennino modenese, Lucca, Valpolicella) attraverso quell’infinito tesoro d’arte nell’arte romanica del nostro sterminato patrimonio artistico.

L’architettura è sobria, vibra nella luce delle forme generate da strutture di raffinata geometria, in una alternanza di pilastri che sostengono archivolti e coperture in successive volte a botte o a crociera.

Architetture religiose, superbe anche nella grazia del limpido ordine strutturale delle facciate, che Setti rapporta, talvolta, al paesaggio naturalistico in cui sono collocate; ad altri edifici di borghi per indicare il sapiente costruire in tempi remoti. E questi luoghi, che avverano una consonanza tra architettura e arte, arrivano ad esprimere un senso di vastità, di solitudine e di raccoglimento. In essi si respira una calma beata, una pacificazione corale.

La pittura dell’artista carpigiano ci consente perciò prodigiosi itinerari tra terre che sanno comunicarci il senso della meraviglia e il piacere della scoperta.

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