Sabina Romanin

Biografia

Si laurea in lingue e letterature straniere all' Università di Ca' Foscari e consegue il diploma in pittura presso l’ Accademia di Belle Arti di Venezia, frequentando inoltre l’Accademia di Plymouth (GB) con una borsa di studio Erasmus. Dopo un esordio tradizionale nel campo dell’incisione e della pittura, la sua ricerca si orienta all’extramedialità tessile, realizzando interventi quali libri d’artista, installazioni, performance, etc.  Nell’ambito di questa ricerca, la ritrattistica ha assunto un ruolo centrale per l’efficacia che ha nella resa psicologica dei soggetti presentati che vengono ritratti attraverso il filo cucito. Lo strumento utilizzato è il ricamo con macchina da cucire, tradizionale o computerizzata. Sui supporti vengono tracciati dei segni sommari e quindi realizzata una cucitura a zigzag, con ulteriori interventi manuali o altri inserimenti. Il segno cucito offre infine la possibilità di esprimere valori anche comunicativi, attraverso l’aspetto interattivo con il pubblico che si realizza con azioni performative. In questo caso il ritratto eseguito in formato cartolina viene eseguito direttamente con la macchina da cucire senza tracciare alcun segno preventivo.

Sue opere tessili sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private (collezione Albornoz/Tulli-Centro d’ Arte Contemporanea di Spoleto, etc.).

E’ stata invitata a simposi internazionali in Slovenia, Polonia e Austria.

Critica di Alessandra Santin

“Tra bianco-nero e colore, ordine e disordine; tra rigido e morbido, tra negativo e positivo, le opere di Sabina Romanin esprimono una ricerca continua di senso. I suoi lavori inseguono e producono un filo ininterrotto, impunturato, spiraleggiante, zigzagante nello spazio; un segno che riformula l’utopia del viaggio della vita in cui il farsi processuale coniuga le emozioni e i desideri con il pensiero cognitivo ed estetico. Il divenire non subordina il valore spaziale e formale ai contenuti ma domina attraverso la composizione minimale e la scelta dei colori base, inalterati in ogni singolo lavoro: il rosso dei lineamenti e delle labbra, il nero dei profili e dei corpi, il blu degli orizzonti.

Il recupero concettuale del "cucito" ha per l’artista la duplice valenza di atto simbolico e pratica riflessivo-conoscitiva-artistica. In ogni suo ricamo, infatti, Sabina Romanin rappresenta il territorio in cui la figura, il volto e il paesaggio ripercorrono momenti autobiografici di vita vissuta, secondo originalità e poesia.

In particolare i piccoli ritratti familiari e intimistici (più di quelli celebrativi di maggiori dimensioni) si riconducono a esperienze e ricordi personali dell’artista, legati all’infanzia e ai momenti trascorsi nel laboratorio del padre sarto. Le implicazioni sociali e culturali affiorano invece nei paesaggi delle cartoline, in cui il segno fotografico viene ribadito dal filo a punti più o meno stretti, nel tentativo riuscito di ricucire distanze, ricreare legami, ridisegnare luoghi, emozioni e pensieri.”

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